Urbanistica a consumo di suolo zero

URBANISTICA A CONSUMO DI SUOLO ZERO

LE IDEE

 Anche se nel nostro Comune il rapporto percentuale tra la superficie coperta dal perimetro urbano e la superficie totale è solamente di circa il sette per cento, siamo contrari a nuove edificazioni per civile abitazione, come quelle permesse senza alcuna lungimiranza dalle Amministrazioni che ci hanno preceduto: si pensi al Piano attuativo 11 Girone Alto previsto dal precedente Piano regolatore, che ha visto nel 2007 la distruzione di un’intera collina e di un paesaggio secolare per far posto a una schiera di villette bifamiliari ancora non finite e mai vendute.

La popolazione di Fiesole nell’ultimo triennio si mantiene costante e la generale crisi economica che ha investito il nostro Paese nell’ultimo decennio non sembra risparmiare l’investimento immobiliare in nuova edilizia. Ma anche indipendentemente da queste ragioni di buon senso, crediamo che il territorio fiesolano tragga la sua maggior ricchezza dalla bellezza dei suoi paesaggi e dei suoi centri abitati, che purtroppo negli ultimi trent’anni sono stati oggetto di numerosi scempi con edificazioni quanto meno discutibili da non ripetere mai più.

I FATTI

In questi anni la nostra urbanistica ha cercato di sostenere la qualità del territorio fiesolano dentro un quadro di salvaguardia degli equilibri ambientali e dei valori del patrimonio materiale ed immateriale. 

Negli ultimi anni abbiamo lavorato insieme ai cittadini, coinvolti in un lungo percorso di partecipazione, alla stesura del Piano Strutturale Comunale, il principale strumento di pianificazione urbanistica del Comune, che ha lo scopo di delineare le scelte strategiche di sviluppo del nostro territorio, per tutelarne l’integrità fisica ed ambientale e tracciarne l’identità sociale, economica e culturale. Il Piano Strutturale è stato preceduto da una variante che ha nuovamente reso operativi i piani di recupero per alcuni complessi edilizi ed aree da riqualificare, rendendo chiaro che non puntiamo a consumare nuovo suolo, ma a recuperare e riusare quanto abbiamo.

Il nostro Piano Strutturale amplia notevolmente le possibilità per il riuso di edifici sottoutilizzati, in un quadro di compatibilità di funzioni e di salvaguardia degli interessi collettivi, mantenendo un occhio attento anche all’edilizia sociale. Allo stesso tempo, dentro il perimetro del territorio già urbanizzato, dà nuove possibilità di crescita per le funzioni produttive e commerciali, che così avranno l’opportunità di ampliare le proprie strutture con una ricaduta positiva anche sull’occupazione. 

Un discorso a parte merita il Distretto Biologico di Fiesole, che nel Piano Strutturale è stato fatto corrispondere a un parco agricolo. È il primo passo necessario per introdurre nel Piano Operativo le misure che aiutino e sostengano gli operatori agricoli nelle operazioni edilizie e di trasformazione finalizzate alle loro attività. 

LE PROPOSTE

Tutta la documentazione relativa al Piano Strutturale e successivamente al Piano Operativo Comunale sarà resa disponibile sul sito web del Comune. È nostra intenzione rendere questi materiali sempre più facilmente consultabili per i professionisti del settore e per tutti cittadini.Vogliamo procedere nell’informatizzazione delle pratiche per permetterne la consultazione online.

Le possibilità offerte dal Piano Strutturale andranno rese concrete mediante un Piano Operativo Comunale che stabilisca per i prossimi cinque anni quali e quante delle previsioni contenute rendere immediatamente attuabili e che aiuti nell’attività quotidiana di gestione delle trasformazioni.

Queste decisioni dovranno essere prese, nel quadro delle regole di legge, senza tentativi di aggiramento di alcun principio di buon governo del territorio, con un’ampia partecipazione degli attori interessati e dei cittadini, in collaborazione con gli Enti che a vario titolo sono coinvolti nella gestione del territorio e che hanno sempre dimostrato una grande disponibilità: nel proporre soluzioni innovative per alcune problematiche (dal Distretto Biologico, al Progetto di ciclovia e di mobilità ciclabile assistita presentato all’Unione Europea, ad altre opere minori) si è costruito un rapporto proficuo con alcune istituzioni di ricerca a partire dalle Università di Firenze e Pisa. Tale rapporto ha la possibilità di essere ripreso e sviluppato per favorire nuovi studi e proposte che abbiano impatti positivi per il territorio e che comprendano azioni di documentazione, ma anche di valorizzazione e proposta. Questo lavoro collettivo costante dovrà continuare per creare un progetto di territorio veramente condiviso.

In collaborazione con gli attori locali e con altri livelli amministrativi ed istituzionali nei prossimi cinque anni occorrerà proseguire il lavoro su progetti iniziati e su altri da avviare:

  • la ciclovia dell’Arno, che per noi è anche un collegamento locale, ma che fa parte del più ampio progetto finanziato dalla Regione Toscana a cui stiamo collaborando da tempo;
  • la passerella ciclo-pedonale Compiobbi-Vallina, finanziata dal Ministero tramite il Bando Periferie, ad oggi progettata e di cui occorrerà seguire la realizzazione;
  • una nuova struttura per attività sportive nella Valle del Mugnone, ad oggi prevista nel Piano Strutturale, e per la quale dovremo lavorare in termini di collaborazione con possibili investitori privati;
  • il riuso dell’ex ospedale Sant’Antonino di Fiesole, che il Piano Strutturale ha stabilito rimanga a destinazione socio-sanitaria con una zona da adibire a Distretto;
  • il doppio ponte di Vallina, progetto di Anas finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e sostenuto dalla Regione Toscana, è un’opera strategica per migliorare la circolazione stradale, la sicurezza e l’impatto ambientale del traffico nell’intera Valle dell’Arno.

Le manutenzioni del patrimonio pubblico sono state negli anni scorsi un elemento di grande difficoltà data la ristrettezza di fondi che sarebbero necessari per un territorio ampio e complesso come il nostro. La ricerca di finanziamenti esterni è stata molto proficua, ma adesso occorre portare a compimento alcune operazioni intraprese e già finanziate quali:

  • la fognatura in Valle dell’Arno, che permetterà finalmente di risolvere il problema della depurazione e la cui esecuzione è a carico totale di Acque Toscane; 
  • il progetto di riqualificazione e adeguamento delle scuole in Valle dell’Arno, inserito nel più ampio quadro del Bando Periferie.

Allo stesso tempo occorrerà proseguire nell’opera di reperimento dei fondi per tutti gli altri edifici scolastici che necessitano anch’essi di lavori di miglioramento e che ad oggi hanno beneficiato solo di finanziamenti minori.

Sull’acquedotto è già stato stabilito un programma di interventi importante, che porterà alla sistemazione della diga della Calvanella (Olmo) e alla sostituzione e miglioramento di alcune porzioni rilevanti della rete di distribuzione. 

Le strade sono state ad oggi uno degli elementi di sofferenza per le manutenzioni. Piccoli interventi sono in atto, ma certamente nei prossimi anni ci daremo da fare per cercare di reperire fondi maggiori per questo tipo di manutenzione.

Sul versante degli spazi pubblici sono stati effettuati alcuni piccoli interventi. Non molto in termini di quantità rispetto a quanto sarebbe necessario, ma anche in questo campo proponiamo un metodo di lavoro innovativo, come avvenuto per il “campino” della Scuola di Borgunto, che è stato oggetto di un finanziamento privato (Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze) vinto in un bando di gara: il campino è stato il protagonista di un progetto elaborato con la partecipazione degli utenti principali, i ragazzi della Scuola, impegnati in una vera attività di progettazione collettiva guidata da un gruppo di professionisti. Il progetto che ne è scaturito verrà in parte realizzato nel 2019 e per le rimanenti fasi si dovranno trovare ulteriori finanziamenti, ma rimane comunque un’indicazione importante di un modo di lavorare che vorremo riproporre quando e dove possibile.

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“Il nostro paesaggio vi dice grazie”

Pubblico con piacere per condividere con tutti voi la mail sul Piano Strutturale che una cittadina, Carlotta Nerozzi, mi ha inviato. Prendetevi qualche minuto per leggerla. Non credo siano necessari commenti. Aggiungo solo che io Carlotta l’ho conosciuta lì, davanti allo scempio di cui parla, quando lei e altri cittadini del Girone mi chiamarono in aiuto. Allora ero solo una consigliera di opposizione e niente ho potuto fare. Ma non ho mai dimenticato la richiesta di aiuto che mi arrivava da Carlotta e da moltissimi altri cittadini di altre parti del nostro territorio. Cinque anni fa ho promesso: se sarò eletta Sindaco uno dei primi obiettivi sarà un Piano Strutturale a consumo di suolo zero. Ebbene, il Piano lo abbiamo appena adottato ed è frutto anche di un doppio processo di partecipazione con i cittadini (diffidate dalle imitazioni di partecipazione in urbanistica di cui, non da noi, sentirete parlare in questi giorni!). Ai cittadini come  Carlotta vorrei dire: è solo un primo passo, ma sono contenta di non avervi deluso. Ho mantenuto la promessa fatta.

Qualche giorno fa, leggendo La Nazione, ho appreso che nel Consiglio Comunale del 28 febbario è  stato adottato il nuovo Piano Strutturale del Comune di Fiesole, che segnerà il futuro di Fiesole dal punto di vista urbanistico per i prossimi 15 anni: consumo di suolo zero, nessuna nuova edificazione.

Tecnicismi e “burocratichese” per molti, ma non per chi come me ha visto in quattro e quattr’otto letteralmente divorare dalle ruspe una collina sotto i propri occhi. E non mi trovavo in qualche paesino sperduto del Sud Italia, dove le cementificazioni sembrano essere di casa, ma in una ridente frazione del Comune di Fiesole, conosciuta come Il Girone.

Oggi è per me una giornata speciale e sento il bisogno di condividere con voi questi miei ricordi.


Sono tornata di casa (come si dice da noi) al Girone in Via S. Iacopo nel 1993. Li’ e’ nata e ha vissuto la sua infanzia mia figlia Eleonora. San Iacopo era un piccolo borgo di case, alcune delle quali presenti nei cabrei fiesolani fin dal XVII secolo, lungo la strada che corre parallela alla ferrovia lato collina (citato anche nel Repetti) . Via San Iacopo non era molto trafficata e pur priva di marciapiede era perfetta per le passeggiatine degli anziani del luogo e per i bambini, che sotto l’occhio vigile dei nonni appoggiati al muretto che la costeggiava, si ritrovavano, correvano e facevano le loro prime pedalate su tricicli e biciclette. La sera d’estate bastava scendere le scale di casa per incontrare i vicini e scambiare quattro chiacchiere davanti a una magnifica collina di olivi, siepi di rosmarino e piante di cappero. I campi erano abbandonati dal proprietario, ma ancora qualche albero da frutto produceva in quantità e nessuno diceva niente se qualcuno degli abitanti (vi ricordate la Nella?) si appropriava di un piccolo pezzo di terreno per coltivarci un po’ di prezzemolo, qualche pianta di pomodoro e due insalate. In cambio con la falce ripuliva dalle erbacce e i ragazzi potevano giocare anche nei campi.

Un giorno, era il 2007, sono entrati con le ruspe: hanno sradicato e bruciato tutti gli ulivi, hanno sventrato l’intera collina per cominciare a costruire ville e villette che avrebbero dovuto “ricucire lo strappo” (cosi’ mi sembra narrasse la relazione urbanistica allegata alla concessione)  fra i due gruppi di case che costituivano il borgo di San Iacopo. Lo “strappo” era quella collina, erano quei campi, era quel muro a secco che la conteneva, erano le piante di rosmarino e capperi.
Sotto i miei occhi per diversi anni sono sorti come funghi pilastri di cemento per sostenere edifici mastodontici e ravvicinati, del tutto estranei alla gentile e sobria architettura delle casette popolari del borgo. Abbiamo sofferto e abbiamo protestato (chi era con me se lo ricorderà bene). Chiedevamo incontri con l’Amministrazione per mettere in luce i problemi che l’intervento stava comportando agli abitanti, ma invece di trovare aiuto venivamo scherniti come nemici del “progresso”: ricordo ancora l’Assessore Cocchi (giunta del Sindaco Incatasciato e del Vicesindaco Gamannossi; mi piace fare nome e cognome, perché la memoria è breve e a volte… ritornano!), che ci descriveva l’urbanizzazione come un intervento di riqualificazione ambientale, che avrebbe dato maggior valore alla zona, sigh!


Oggi la collina non c’e’ più e al suo posto “giacciono” enormi case rosa (si’, intonacate color rosa!) mai finite e mai vendute (prezzi troppo alti per gente normale e case troppo brutte per i ricchi), circondate da rovi, materiali da costruzione abbandonati, vecchie recinzioni di cantiere arancioni strappate e cadute. La stessa fine ha fatto il campo fra la strada e la ferrovia che e’ servito per tutto questo tempo come area di cantiere, ma che avrebbe dovuto con le opere di urbanizzazione essere trasformato in un giardino (cosi’ dicevano). Delle opere di urbanizzazione utili per gli abitanti è stato realizzato solo un grande parcheggio: mi sono commossa quando ho visto che in quel parcheggio sotto la luce spettrale e accecante dei lampioni alcuni abitanti portavano nelle sere d’estate un vecchio tavolino di legno e qualche sedia per fare una partita a carte… e nelle aiuole spoglie del parcheggio, qualcuno ha piantato un oleando o qualche fiore, da annaffiare tutti i giorni portandosi la bottiglia d’acqua da casa (infatti era stato realizzato anche un impianto di irrigazione che mai è stato messo in funzione e gli alberi piantati molto piccoli stentano a crescere).
Nel cantiere si sono avvicendate varie imprese edili e poi da alcuni anni è stato abbandonato e forse oggi la concessione è scaduta.

Nel frattempo io sono scappata, perché, lo riconosco, non ce l’avrei mai fatta a restare lì per dodici lunghi anni a vedere quotidianamente avanzare degrado e desolazione, senza poter fare niente o a dar battaglia contro i mulini a vento.

A cosa è servito tutto questo? La zona non è riqualificata, bensì degradata e le case preesistenti non hanno certo guadagnato valore, anzi sicuramente il loro valore è diminuito (chi vorrebbe mai comprare casa in mezzo a un cantiere abbandonato?). Abbiamo indirettamente dato lavoro a maestranze edili che da fuori venivano a lavorare lì per qualche mese, consumando i pasti in qualche ristorante di zona, per poi tornarsene da dove sono venuti. Non mi è di consolazione.

Ho 60 anni e sono nata subito fuori dalle mura di una città toscana. Dalla finestra della stanza la vista spazia su un mare di colline fino al Monte Amiata, e subito sotto ci sono campi di olivi, orti familiari, pollai, alberi di melograno, prati per giocare. A destra chiusa nel perimetro delle mura compatta e omogenea per materiali, colori e strutture la città, che non avanza impudente, ma si ferma rispettosa, consapevole che da quei campi e da quelle colline trae beneficio e nutrimento. È lì’ che ho appreso cos’è la bellezza. Da tanti anni ho scelto Fiesole come dimora d’elezione, perche’ a Fiesole mi sento a casa, riconoscendoci le stesse caratteristiche.


E oggi saluto con gioia questo nuovo Piano strutturale e ringrazio l’Assessore Zetti, tutti i tecnici che ci hanno lavorato e i Consiglieri che lo hanno votato: hanno un po’ alleggerito il mio cuore, ancora memore di quello che ha visto. Anche se la “mia” ormai vive solo nei miei ricordi, tante altre colline del nostro splendido territorio saranno salvate dallo scempio.

I nostri paesaggi e le nostre cittadine portano su di sé tante ferite (penso a Fiesole, all’Area Garibaldi, all’Auditorium, all’area degli Ez Macelli oppure, sì, anche all’Ellera alla nuova viabilità e alle nuove edificazioni…) inferte da scelte politiche delle Amministrazioni a guida PD. Questa era la loro idea di sviluppo… Il verde, l’ambiente, il paesaggio, la nostra ricchezza, erano considerati strappi da ricucire.

Rimbocchiamoci le maniche, per cercare di rimarginare al meglio le ferite e soprattutto perché esse diventino il monumento dell’avvertimento che il nostro ambiente da tempo ci lancia, del grido che non è più possibile far tacere “MAI PIÙ”.

So che l’Assessore e molti di voi mi considereranno troppo sentimentale…. ma il mio cuore oggi vola alto nel cielo!

Carlotta Nerozzi
Fiesole

VIDEO / Ecco il Piano Strutturale

Conservazione del nostro territorio che è un patrimonio unico, con consumo di suolo zero e con riuso e recupero di edifici sottoutulizzati. Protezione del paesaggio e valorizzazione delle aree rurali, con il distretto biologico che diventa un elemento fondamentale. Ma anche riaffermazione della destinazione socio sanitaria dell’ex ospedale di Sant’Antonino, che deve tornare a essere una struttura a servizio dei cittadini fiesolani. Sono questi alcuni degli elementi del nuovo Piano strutturale, lo strumento urbanistico che disegna il futuro del nostro territorio per i prossimi anni e che abbiamo adottato lo scorso 28 febbraio, dopo un percorso che ha visto, ed è stata la prima volta, anche la possibilità per i cittadini di partecipare al processo di formazione del Piano stesso. Un bel risultato, che rivendichiamo orgogliosamente e che darà un’impronta precisa a Fiesole per il prossimo futuro. Qui lo presenta l’Assessore al Territorio Iacopo Zetti, che ci lavorato insieme a Luca Nespolo e all’Ufficio urbanistica e con il gruppo di progettazione coordinato dall’architetto Gianfranco Gorelli.

Adottato il Piano Strutturale

Il Consiglio Comunale di Fiesole ha adottato oggi pomeriggio, 28 febbraio, il nuovo Piano Strutturale che contiene i principi guida per il governo del territorio comunale. Il provvedimento è passato con i voti favorevoli dei consiglieri di Cittadini per Fiesole, il voto contrario del Pd e l’astensione del Gruppo Misto. Il nuovo strumento urbanistico, che sostituisce il Piano Strutturale approvato venti anni fa, è stato progettato con il coinvolgimento di cittadini, imprese e associazioni, garantendo la partecipazione della collettività nelle scelte urbanistiche. “L’Amministrazione ha svolto un percorso di partecipazione dedicato esplicitamente a raccogliere sollecitazioni, proposte, rilievi di criticità” – afferma l’assessore al territorio, Iacopo Zetti – “ben sapendo che la città la fanno prima di tutto gli abitanti attraverso le proprie necessità e modalità di uso quotidiano, piuttosto che gli uffici deputati alla pianificazione urbanistica ed i progettisti, ancorché entrambi assolutamente necessari alla buona gestione del territorio”.

L’Assessore al Territorio Iacopo Zetti

Il primo punto caratterizzante il Piano Strutturale è la prosecuzione dell’azione di conservazione e valorizzazione di un territorio che ha ampi valori patrimoniali, limitando il consumo di nuovo suolo a soli interventi di carattere pubblico, ed incentivando il riuso del patrimonio edificato, con una particolare attenzione ai contenitori per i servizi di utilità collettiva. Il piano raccoglie poi la sfida di favorire e incentivare le dinamiche positive già in atto nel territorio, come il turismo diffuso, il sostegno alle attività agricole professionali e amatoriali, la valorizzazione della rete delle istituzioni culturali di alto livello e lo sviluppo delle attività produttive esistenti, mediante adeguamenti che forniscano garanzia di qualità architettonica e paesaggistica.

La valorizzazione delle aree rurali e quindi la protezione del paesaggio, si coniuga con azioni che favoriscono le attività produttive dentro un “patto” collettivo di cura del territorio che vede il distretto biologico come uno degli elementi che entrano nelle strategie del piano con grande rilevanza.

Iacopo Nespolo, responsabile Dipartimento Urbanistica

Accanto alle azioni di sostegno alle realtà esistenti si collocano nuove strategie come l’implementazione della mobilità alternativa, soprattutto lungo la valle dell’Arno e le politiche dell’abitare, con iniziative sociali utili a rispondere alla domanda crescente di accesso alla casa, tese alla soddisfazione di un diritto fondamentale delle cittadine e dei cittadini.

Il Piano Strutturale si rivolge ai cittadini sapendo che il futuro del territorio non può che essere visto con fiducia ed ottimismo fino a quando questa collettività se ne prenderà cura, come questo percorso di costruzione del Piano Strutturale ha dimostrato di sapere e volere fare.

Chi ne volesse sapere di più, può guardare il video dove l’Assessore al Territorio Iacopo Zetti illustra il Piano.