Cittadini adulti

Oggi abbiamo consegnato una copia della Costituzione ai diciottenni del Comune di Fiesole. È stato un bel momento nella Sala del Basolato, un’occasione di festa per segnare l’ingresso nella comunità dei cittadini adulti e responsabili di questi ragazzi che in questo modo abbiamo voluto celebrare. Non è stata una data casuale: proprio il 27 dicembre del 1947 fu promulgata la nostra Carta fondamentale. Ai ragazzi ho detto di sentire il Comune come la loro casa, l’istituzione che deve e vuole dare loro risposte.

A parlare ai diciottenni di Costituzione è stato Valdo Spini, docente universitario, già deputato per più legislature. Spini ha sottolineato la bellezza del nostro testo costituzionale e ha invitato i giovani alla partecipazione nella vita politica: “Voi e solo voi potete portare nella cosa pubblica la vostra sensibilità e far sì che le promesse contenute nella Costituzione si realizzino”, ha detto. Al momento della consegna sono intervenuti con me gli assessori Barbara Casalini, Salvatore Suriano e Alessandra Nencioni. E i consiglieri Stefania Mattioli, Maria Donata Spadolini (Cittadini per Fiesole) e Andrea Cammelli (Pd).

Prima del momento solenne ma anche informale della consegna della Costituzione ai ragazzi, la serata è stata l’occasione per la presentazione del volume “I combattenti e le guerre del ‘900: documenti, luoghi e monumenti nella memoria” a cura di Maura Borgioli con l’archivio dell’Associazione nazionale combattenti e reduci di Fiesole. Si tratta del decimo dei Quaderni d’archivio, con i contributi di Gabriela Todros, Roberto Mancini, Ines Romitti, la stessa Maura Borgioli e Lucia Nadetti.


Ecco di seguito il discorso integrale pronunciato da Valdo Spini ai diciottenni fiesolani

Sono molto onorato dell’invito che mi ha rivolto il Sindaco del Comune di Fiesole, Anna Ravoni, a prendere la parola in questa significativa cerimonia. 

Compiendo diciotto anni si assumono i diritti civili e politici. Si consegue il diritto di voto per la Camera dei deputati, le Regioni, i Comuni, il Parlamento Europeo. Nel maggio prossimo comincerete già a votare per il Comune e per il Parlamento Europeo. Solo per il Senato bisogna ancora aspettare i 25 anni.

Voto per chi o per che cosa? In quale comunità si entra? Ce lo dicono gli articoli della legge fondamentale della nostra Repubblica, la Costituzione, a cui tutte le altre leggi devono uniformarsi, pena la bocciatura da parte della Corte Costituzionale, uno degli organi previsti dalla Costituzione stessa.

Se vogliamo riferirci agli avvenimenti di attualità, alle riunioni della Camera dei Deputati di questi giorni, la Costituzione fissa i poteri e le modalità con cui veniamo chiamati a contribuire con tasse e imposte alle spese comuni, e quali saranno queste spese comuni, dalle strade alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, ai corpi di polizia preposti alla nostra sicurezza, alle provvidenze sociali (il welfare state) e così via. Ma su questo magari torneremo dopo.

Le costituzioni sono spesso frutto di rivoluzioni o di cambiamenti politici. Pensiamo alla Costituzione degli Stati Uniti preceduta dalla Dichiarazione di Indipendenza di quel paese.

Nel 1922-1924 aveva preso il potere in Italia il fascismo, che aboliva tutte le libertà di stampa e di associazione politica e sindacale e instaurava un vero e proprio regime. Alleato al nazismo di un altro dittatore, Adolf Hitler aveva emanato le leggi razziali contro gli ebrei e aveva condotto l’Italia alla II guerra mondiale, una guerra sbagliata da tutti i punti di vista che aveva portato l’Italia alla sconfitta, prima e poi, dopo l’otto settembre all’occupazione nazista, fiancheggiata dai fascisti della Repubblica sociale in tutto il centro-nord.

A poche decine di metri di distanza da dove ci troviamo, all’Albergo Aurora, vennero fucilati dai nazisti tre carabinieri, Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti. Avevano partecipato alla Resistenza contro i tedeschi occupanti. Scoperti, si erano messi in salvo. I tedeschi presero in ostaggio dieci cittadini fiesolani, e fecero sapere che se questi tre carabinieri non si consegnavano, li avrebbero fucilati al loro posto. Ebbene questi tre eroici militari si consegnarono e furono fucilati.

Finita la guerra c’era quindi da costruire un nuovo stato, libero e democratico. I sei partiti antifascisti che avevano guidato politicamente la Resistenza, Democrazia Cristiana, Partito comunista, Partito d’Azione, Partito Socialista, Partito Liberale e Democrazia del lavoro, avevano concordato di rimettere questo potere al popolo italiano.

Il 2 giugno 1946 il popolo italiano (per la prima volta anche le donne) fu chiamato ad esprimere due voti: il primo, sulla forma istituzionale dello stato era se si voleva che l’Italia continuasse ad essere una monarchia o dovesse diventare una repubblica. E vinse la Repubblica. Senza questo voto, invece di un Sandro Pertini avremmo avuto un Vittorio Emanuele IV e invece del nostro presidente Sergio Mattarella avremmo avuto sempre Vittorio Emanuele IV o magari il suo erede Emanuele Filiberto!

Il secondo voto era per l’Assemblea Costituente, cioè per la sua composizione, proporzionale al voto che avrebbero ricevuto i vari partiti, e all’interno delle rispettive liste risultando eletti i candidati che avevano ricevuto più preferenze.

Bene questa assemblea lavorò di buona lena. In poco più di un anno aveva concluso i suoi lavori, approvando il testo completo il 22 dicembre. E questo permise proprio il 27 dicembre del 1947 a procedere alla promulgazione della Costituzione stessa cioè alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dopo la firma del capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. 

La promulgazione -ricordiamolo- è l’atto formale con il quale il capo dello stato dichiara valido ed efficace un atto normativo.

La nostra Costituzione non si limita a definire le istituzioni in cui vengono esercitati i tre poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, e che dobbiamo votare ogni cinque anni per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, oppure che (Art.114) la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. Ma la nostra Costituzione un po’ come la dichiarazione universale dei diritti dell’Onu del 1948, cioè dello stesso periodo, prescrive anche i diritti di carattere sociale che le istituzioni sono chiamate a garantire a cittadini.

Esemplare è in questo senso il secondo comma dell’art,3, dovuto in larga parte a Lelio Basso: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

O l’art.4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Proprio queste indicazioni programmatiche costituiscono la bellezza della nostra Costituzione. La loro capacità di realizzazione dipende da un lato dalla volontà e dalla efficacia politica di chi governa, dall’altro anche dalle mutevoli circostanze esterne. Nel 2007-2008 per esempio abbiamo dovuto subire gli effetti di una crisi finanziaria e poi economica internazionale

Come contribuire a realizzare obiettivi di tal genere da parte vostra? Certo con il voto. Votare, scegliere! Gli assenti hanno sempre torto.

E qui la prima notazione: in Italia si vota per il Parlamento, cioè Camera e Senato. E’ il Parlamento, integrato dai rappresentanti regionali che elegge il Presidente della Repubblica, è il Parlamento che conferisce o toglie la fiducia al governo.

Ecco perché personalmente non mi torna molto che proprio in questi giorni, il Parlamento sia di fatto spossessato sia per la brevità dei termini di discussione, sia per il ricorso ai voti di fiducia, della possibilità di influire realmente sulla fondamentale legge in campo economico, la legge di bilancio, la cosiddetta “manovra finanziaria” che andrà votata entro Natale.

Le leggi elettorali sono leggi ordinarie, non sono fissate in Costituzione. Sono via via cambiate nel tempo. Secondo le leggi vigenti al momento, nelle elezioni per le due Camere del Parlamento, Camera dei deputati e Senato della Repubblica, vi troverete un sistema misto sia candidati di collegio che liste bloccate di partiti. Per i Comuni invece vi troverete i candidati sindaci, le liste a questi collegate, all’interno delle quali potrete esercitare, la preferenza. Per il Parlamento europeo potrete scegliere tra le varie liste ed esprimere anche più preferenze, con il vincolo che siano di genere diverso, un uomo, una donna.

Ma c’è di più. Che succede tra un’elezione e un’altra? C’è un articolo della Costituzione, il 49 che da una facoltà alle cittadine e ai cittadini: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Purtroppo questo articolo non ha ancora trovato la sua attuazione in una legge che fissi, pochi, essenziali, ma incisivi principi di democrazia e di trasparenza cui i partiti stessi devono uniformarsi. E questo è un punto su cui vorrei soffermarmi. Proprio alla luce dell’attualità è necessario che ai cittadini, vengano rinvigorite queste facoltà di partecipazione proprio attraverso l’approvazione di una legge sui partiti politici.

Generalizzare il diritto del cittadino e della cittadina ad eleggere il proprio candidato al Parlamento onde questo possa rispondere loro del suo operato, restituirgli a pieno titolo la possibilità di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico alla formazione della volontà nazionale. Questo dobbiamo ai diciottenni e su questo vogliamo suscitare anche il loro impegno.

Valdo Spini

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